l
Natale ha sempre esercitato un gran fascino nella cultura
occidentale. La liturgia cattolica, ortodossa, protestante...
si sono arricchite con tante composizioni d'epoca che hanno
esaltato il mistero dell'Incarnazione: Dio e Colei che è
stato lo strumento privilegiato: Maria di Nazareth. L'Ave
Maria costituisce, tra le preghiere, il saluto per eccellenza
a Colei che ebbe il privilegio d'essere la madre di Dio; ma
vi sono anche inni, antifone, litanie.
Composizioni musicali fiorirono ovunque per esaltare la Madre
di Dio anche da parte di compositori che normalmente operavano
in tutt'altro settore.
Pietro Mascagni è ricordato, certamente, grazie all'opera
Cavalleria rusticana con la quale ha conseguito un gran successo;
certamente un po' meno per la sua produzione di musica sacra,
eppure pagine come l'Ave Maria meritano di non cadere nell'oblio.
Lo stesso Camille Saint-Saens lo ricordiamo forse per il suo
Carnevale degli animali e non certamente per l'Ave Maria per
voci bianche e coro dove la preghiera si riveste di una tal
eleganza formale-melodica che stupisce l'ascoltatore, elevandolo
verso mete impensate.
La scuola francese della seconda metà dell'800 è
presente ancora con Gabriel Faurè, allievo e grande
amico di C. Saint-Saens, che dedica alla Madre di Dio l'inno
Maria Màter gràtia; è interessante notare
come in due composizioni di diverso carattere (inno celebrativo,
preghiera ispirata a devozione), traspaia una raffinata medesima
eleganza mai abbandonata a se stessa, ma guidata da dolce
sentimento.
Michele Puccini, padre del grande Giacomo, si trova ad operare
nell'ltalia della seconda metà dell'800, periodo nel
quale la musica liturgica aveva cessato di avere un qualsiasi
valore commerciale e, nonostante Messe e mottetti fossero
abbondantemente composti, queste non riuscivano a circolare
al di fuori della città nella quale furono scritte.
E' il caso di quest'antifona Benedicta est tu, Virgo Maria,
la quarta per la precisione nella preghiera del vespro della
Beata Vergine Maria nella festa del 11 febbraio.
Il Natale non solo ha influenzato i compositori a scrivere
pagine corali, ma anche orchestrali, per lo più a carattere
popolari; pourpurì, pastorali, variazioni su temi natalizi
fiorirono soprattutto grazie all'impegno delle scuole nazionali
che hanno fatto della tradizione una fonte d'ispirazione per
le loro opere.
Alcune composizioni sono passate a rappresentare lo stesso
Natale: è il caso d'Adeste fideles oppure del Stille
nacht: poche note bastano per richiamare alla mente l'atmosfera
natalizia caricando di dolci sentimenti il nostro cuore.
Anatolij Ljadov, compositore russo, allievo di Rimskij-Korsakov,
e Franicek Prasil, autore slovacco, si dedicarono alla raccolta
di canti popolari fondendo felicemente motivi nazionali con
caratteristiche della tradizione occidentale.
Rimaniamo in ambiente sacro, non per un brano musicale, ma
per l'autore: Antonio Vivaldi, il prete rosso, cosi denominato
per il colore dei suoi capelli. Strano e scontroso, ma anche
generoso, Vivaldi non era di facile carattere e lo confermano
i titoli delle sue opere come La Stravaganza e L'Estro armonica
mettendo a fuoco un carattere bizzarro che segue prima l'impuiso
e poi la ragione. Tra i contemporanei è oggetto di
critiche contraddittorie: "Eccellente suonator di violino
ma mediocre compositore" a detta di Goldoni, mentre il
diplomatico francese De Brosses annota "Vivaldi è
un vecchio che ha una furia di composizione prodigiosa. L'ho
sentito io stesso vantarsi di saper comporre un intero concerto
in un tempo minore di quanto n'occorra ad un copista copiarlo".
Vivaldi è per noi il compositore di concerti strumentali:
ne scrisse poco meno di 500, per soli archi o con i più
diversi strumenti solisti o gruppi di solisti. La forma del
concerto vivaldiano è tripartita (Allegro - Adagio
- Allegro), costruita sulla base dell'intenso contrasto fra
il movimento centrale, intensamente cantabile, di solito affidato
a pochi strumenti e la foga ritmica, l'incisiva pregnanza
tematica e i tempi rapidi.
Leopold Mozart è conosciuto come padre del celebre
genio Wolfgang, un po' meno come didatta, e ancora meno come
compositore anche se la sua produzione strumentale e soprattutto
quella sacra testimoniano una non comune rigorosità
stilistica. Tra i suoi brani più famosi resta la sinfonia
cosiddetta dei giocattoli la più conosciuta ed eseguita
grazie alla facilità d'ascolto e al curioso uso di
giocatoli all'interno di essa.
Compositori di ogni epoca e nazionalità si sono confrontati
con l'inno di ringraziamento Te Deum, imprimendogli ora il
carattere celebrativo, ora quello liturgico. Georg F. Haendel
appartiene alla prima categoria.
Il 27 giugno 1743 conclusa la battaglia di Dettingen, una
guerra inutile come tutte le altre, Giorgio II di Hannover,
re d'lnghilterra torna in patria da vincitore.
A Londra fervono i preparativi per accoglierlo; la famiglia
reale vuole che questo momento di gloria sia ricordato con
una nuova grande composizione commissionandola al compositore
di corte: Georg Frederich Haendel da molti anni ormai trasferito
a Londra.
Il giornale Daily Advertiser del giorno seguente la prima
esecuzione così, commenta l'avvenimento: "Sua
Maestà fu alla Cappella Reale di St James, e ascoltò
un sermone recitato dal rev. Dr. Thomas; allora il nuovo Te
Deum e il seguente Anthem, entrambi messi in musica dal signor
Haendel, composti in ringraziamento dell'incolumità
di sua Maestà".
Da un Te Deum celebrativo, a uno rituale ed è quello
composto a Salisburgo per le celebrazioni presiedute dall'arcivescovo
Hieronimus Colloredo. Una composizione fluida non divisa a
numeri come la precedente ma discorsiva, in quattro parti,
quasi fosse una sinfonia. L'ultimo tempo poi è una
doppia fuga in cui il rigore della forma è superato
dall'estro compositivo del genio della musica per eccellenza:
Wolfgang Amadeus Mozart.
E' semplicemente sconvolgente come un giovane ragazzo di soli
tredici anni di età scriva una pagina musicale con
tanta maestria innovativa superando le rigide leggi formali
della composizione con la sola forza del suo talento impareggiabile.
E sarà ancora l'estro a guidare un altro compositore,
non all'inizio della sua vita, ma ormai verso il tramonto
nello scrivere "l’opera più grande che finora
ho scritto” -così la definisce lo stesso Ludwig
van Beethoven- la sua Missa Solemnis, op. 123.
Il testo dell'ordinario della liturgia cattolica (Kirye, Gloria,
Credo, Sanctus e Agnus Dei) serve da fondamento ad un'opera
musicale dai molteplici aspetti che senza rispettare alcuna
rigida impostazione formale - scorre come un fiume, trasportando
l'ascoltatore in un estasi mistica e di ardente tormento interiore.
Il "Sanctus" introduce a quella che è la
pagina più elevata e famosa della Messa, il "Benedictus".
Il compositore affida al violino solista il compito di incorniciare
in una melodia "infinita" di sublime, eterea espressiva
luminosità il canto dei "Soli" e i richiami
appassionati del Coro anche se lo ascolteremo in una trascrizione
per violino e orchestra realizzata da Ferruccio Busoni.
Giungiamo così al termine del concerto, ma anche di
un momento significatamente carico di lieti e tristi eventi,
penso alla giornata di preghiera per la pace qui ad Assisi;
e, l'ultimo grave episodio di terrorismo che ha portata alla
ribalta il conflitto tra ceceni e russi. Eppure anche quest'anno
la Chiesa, carica di speranza, eleverà il suo canto
di ringraziamento: Te Deum, noi ti lodiamo Dio, ti proclamiamo
Signore...
p. Giuseppe Magrino
Maestro di Cappella
(della Basilica di San Francesco)
GEORGE PEHLIVANIAN
Nato a Beirut nel 1964, dove ha iniziato lo studio del pianoforte
e del violino, ha proseguito l’attività di violinista
negli Stati Uniti, a Los Angeles, dove è emigrato con
la famiglia nel 1975. Ha studiato direzione d’orchestra
con Pierre Boulez, Lorin Maazel e Ferdinand Leitner. Ha ottenuto
il diploma di merito ai corsi di perfezionamento dell’Accademia
Chigiana di Siena. Nel 1991 ha vinto il primo premio al Concorso
per direttori d’orchestra di Besançon, a cui
sono seguite le prime collaborazioni con le principali orchestre
e istituzioni teatrali in Europa, Russia, Giappone e America
del Nord. Dal 1996 al 1999 ha ricoperto la carica di Direttore
ospite principale della Residentie Orkest dell’Aia,
di cui è stato il più giovane direttore ospite
nella storia dell’Orchestra.
Dal 1996 è Direttore ospite principale dell’Orchestra
da Camera di Vienna. Collabora regolarmente con numerose orchestre
europee e nord-americane e ha diretto l’Orchestra del
Teatro di Kirov di San Pietroburgo, dove è stato assistente
di Valery Gergiev. Su invito dello stesso Gergiev ha debuttato
nel repertorio operistico con La Traviata all’Opera
del Kirov.
George Pehlivanian è stato più volte ospite
dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai nelle passate
stagioni, accolto con entusiasmo da pubblico e critica.

MIRELLA FRENI
Nata a Modena, è una delle personalità artistiche
più rappresentative del teatro d’opera mondiale.
Ha iniziato la carriera nel 1955 interpretando Micaela nella
Carmen al Teatro Comunale di Modena. Dopo un periodo iniziale
nei teatri italiani e alla Nederlandse Opera di Amsterdam,
partecipa al festival di Glyndebourne, dove incontra Franco
Zeffirelli, regista nell’Elisir d’amore, in seguito
è al Covent Garden di Londra nel Falstaff diretto da
Carlo Maria Giulini, e nella Traviata con la regia di Luchino
Visconti.
Ancora interprete nel Falstaff inaugura il suo intenso rapporto
con il Teatro alla Scala di Milano, presso il quale è
stata protagonista per oltre un trentennio, prendendo parte
alle più grandi produzioni in stagione e in tournée:
Parigi, Mosca, Monaco di Baviera, Tokyo, Londra, Washington.
Approda al Metropolitan di New York nel 1965 e da allora è
chiamata nei massimi teatri d’opera e festival del mondo.
Ha collaborato per sedici anni con Herbert von Karajan con
un vastissimo repertorio operistico e concertistico, sia sulla
scena che per produzioni discografiche e radiotelevisive.
È stata diretta dai più grandi direttori d’orchestra
del nostro tempo da Giulini a Kleiber, da Prêtre a Levine,
da Karajan a Solti, da Abbado a Sinopoli a Muti e da registi
quali Visconti, Strehler, Zeffirelli, Ronconi, Ponnelle, Barrault.
Tra i più recenti successi la Fedora alla Scala di
Milano nel 1993 e nello stesso anno una trionfale tournée
in Giappone con il Teatro Comunale di Bologna interprete nell’Adriana
Lecouvreur, opera che l’ha vista trionfare l’anno
seguente a Parigi.
Insignita dell’onorificenza di Cavaliere della Gran
Croce della Repubblica Italiana nel 1990 e della Legion d’Onore
della Repubblica Francese nel 1993, Mirella Freni ha pubblicato
un’autobiografia in occasione dei suoi trentacinque
anni di teatro.
Nel 1996 ha nuovamente interpretato il ruolo di Mimì
al Teatro alla Scala, mentre nel 1997 ha cantato a Zurigo
nella Fedora e a Roma nell’Eugenio Onegin. Al Teatro
Regio di Torino, nel 2001, ha interpretato per la prima volta
la Pulzella d’Orléans di C?ajkovskij.

RUGGERO RAIMONDI
Nato a Bologna, dopo aver vinto il Concorso Nazionale per
giovani cantanti lirici a Spoleto, ha debuttato nella Bohème,
nell’ambito del Festival dei Due Mondi. In seguito ha
calcato le scene dell’Opera di Roma nel ruolo di Procida
nei Vespri siciliani, poi è stato alla Fenice di Venezia,
al Teatro Regio di Torino, alla Scala di Milano, al Comunale
di Firenze e al festival di Glyndebourne.
Personalità di fama mondiale collabora con direttori
quali Abbado, Karajan, Mehta, Maazel, Chailly, Muti, Prêtre
e con registi quali Faggioni, Ponnelle, Ronconi e Strehler.
Ha al suo attivo un ricchissimo catalogo di registrazioni
discografiche da Mozart a Rossini, da Verdi a Puccini, dal
repertorio francese a quello russo con un Boris Godunov diretto
da Rostropovich. Fra le produzioni cinematografiche ha partecipato
al Don Giovanni diretto da Joseph Losey, alla Carmen diretta
da Francesco Rosi e al Boris Godunov diretto da Andrej Zulawskij.
Nel 1992 è stato Scarpia nella Tosca “nei luoghi
e nelle ore originali”, prodotta da Andermann con Placido
Domingo e Catherine Malfitano, diretta da Zubin Mehta. Ha
interpretato il conte nelle Nozze di Figaro, produzione di
Jonathan Miller, con Claudio Abbado all’Opera di Vienna,
registrata in Video dalla Sony Classics. È stato protagonista
nel Don Quichotte di Massenet, in una storica produzione di
Piero Faggioni diretta da George Prêtre a Parigi, ripresa
con uguale successo a Venezia, Napoli, Firenze, Barcellona,
Montecarlo.
Nel giugno 1994 a Sarajevo ha partecipato a un concerto straordinario
diretto da Zubin Mehta accanto a José Carreras e Cecilia
Gasdia, trasmesso da oltre trenta televisioni in tutto il
mondo e dedicato alle vittime dell’ex-Jugoslavia. Con
lo stesso direttore, nel 1996 ha partecipato al concerto dedicato
ai Salmi di Davide nelle celebrazioni per i 3000 anni di Gerusalemme.
Negli ultimi anni inoltre ha interpretato Don Pasquale all’Opera
di Zurigo e al Teatro Comunale di Bologna, Falstaff, a Berlino
e Ferrara, e Thomas Becket al Teatro Regio di Torino.

CORO DELLA FILHARMONIA SLOVACCA
Ha esordito nel 1946 col nome di Coro misto della Radio di
Bratislava. Fondatore e direttore del Coro fu Ladislav Slovák,
al quale seguì dal 1955 per circa vent’anni Jan
Maria Dobrodinsky. Nel 1957, il Coro, che già aveva
mutato la propria denominazione, fu incorporato nell’associazione
di complessi della Filharmonia Slovacca. Nel 1977 fu nominato
direttore Valentin Ijin. A migliorarne il livello interpretativo
contribuirono fra gli altri Lubomír Mátl, S?tefan
Klimo, Pavol Pocházka, e l’attuale Direttore
principale, Jan Rozehnal coadiuvato da Blanka Juhanakova.
Cinquant’anni di intensa attività artistica hanno
fatto del Coro un complesso di elevata qualità, fra
i più importanti in Europa, a contatto con direttori
di primissimo piano: Abbado, Casadesus, Dohnányi, Chailly,
Maazel, Mehta, Norrington, Richter, Steinberg, Swarowsky.
Il Coro ha inoltre collaborato con orchestre quali i Berliner
e i Wiener Philarmoniker, i Wiener Symphoniker, l’Orchestra
Filarmonica d’Israele, la Gewandhausorchester Leipzig,
l’Orchestre de Paris, l’Orchestre National de
France, la Chamber Orchestra of Europe, la Gustav Mahler Jugendorchester.
Oltre ai concerti nelle principali sale slovacche, il Coro
si è esibito in vari paesi europei, in Giappone, Marocco,
Turchia e Israele e ha partecipato a importanti festival internazionali
come quelli di Atene, Berlino, Edinburgo, Madrid, Monaco,
Parigi, Perugia, Praga, Salisburgo, Strasburgo, Vienna.
Ha inciso numerosi cd per enti televisivi e radiofonici, oltre
che per case discografiche fra cui Opus, Supraphon, Deutsche
Grammophon, Decca, Sony, Naxos, Nuova Era.

JAN ROZEHNAL
Conseguito il diploma al Conservatorio di Kromeriz, si è
perfezionato all’Accademia di Musica “Janacek”
di Brno. Ha lavorato come direttore d’orchestra a Ceské
Budejovice e successivamente come direttore del Coro Filarmonico
di Brno. Ha collaborato con il Coro Filarmonico di Praga,
e con il Coro giovanile di Brno, con cui ha portato in scena
importanti opere quali Boris Godunov di Mussorgskij, Otello
di Verdi, l’Ottava Sinfonia di Mahler, Fidelio di Beethoven,
Moses und Aron di Schönberg. Nel 1994 è stato
alla guida dell’ensemble da camera Camerata Bratislava
con il quale si è occupato dell’interpretazione
della musica rinascimentale e barocca.
Con il Coro Filarmonico Slovacco ha registrato numerosi cd
per Decca, Harmonia Mundi, Marco Polo, Naxos, e ha partecipato
a numerose tournée in molti paesi europei, in Israele
e Giappone.

CORO DI VOCI BIANCHE DEL TEATRO REGIO
E DEL CONSERVATORIO “G. VERDI”
Il Coro di voci bianche del Teatro Regio e del Conservatorio
“G. Verdi” di Torino è nato alla fine del
1997 dalla collaborazione delle due istituzioni torinesi e
da allora è diretto da Claudio Marino Moretti. Sotto
la direzione di John Mauceri, insieme all’Orchestra
e Coro del Teatro Regio ha preso parte al Concerto di Natale
1997 e all’allestimento di Turandot (1998) con la regia
di Zhang Yimou. Nell’ottobre 1998 ha cantato nello Schiaccianoci
di Maurice Béjart, il balletto che ha inaugurato l’XI
edizione del Festival Internazionale “Torino Danza”.
Dal 1999 si esibisce come formazione autonoma in numerosi
concerti in Regione, per conto di associazioni concertistiche
e di volontariato. Il 28 Giugno 2000 alla Victoria Hall di
Ginevra ha preso parte, con l’Orchestra Suzuki di Torino,
al concerto Children’s Day at the World Summit. Dal
2000 inizia una serie di collaborazioni con le principali
istituzioni concertistiche cittadine, tra cui l’Orchestra
Sinfonica Nazionale della Rai (War Requiem di Britten diretto
da Mstislav Rostropovich nel 2000, le Scene dal “Faust”
di Goethe dirette da Jeffrey Tate nel 2001 e i Carmina Burana
di Orff diretti da Zoltán Peskó nel 2002).

CLAUDIO MARINO MORETTI
Diplomatosi in pianoforte nel 1979 al Conservatorio di Milano,
ha suonato in importanti associazioni e teatri quali La Fenice
di Venezia, la Piccola Scala di Milano, l’Unione Musicale
di Torino. Dal 1994 al 2002 è stato aiuto maestro del
Coro del Teatro Regio di Torino. Nell’ambito delle stagioni
operistiche del Regio ha guidato il coro di voci bianche nelle
produzioni di Street Scene (1995), Bohème (1996), Hänsel
e Gretel (1996), Carmen (1996), Boris Godunov (1997) e Tosca
(1997). Dal 1997 è maestro del Coro di voci bianche
del Teatro Regio e del Conservatorio “G. Verdi”
di Torino, che ha diretto negli allestimenti di Turandot (1998),
Assassinio nella cattedrale di Pizzetti (2000), Wozzeck di
Gurlitt (2000), Orfeo all’inferno (2000), Pagliacci
(2001), Mefistofele e Il piccolo spazzacamino (2002) e in
numerosi altri concerti. Dal Settembre 2002 è maestro
del Coro del Teatro Regio.

ORCHESTRA SINFONICA NAZIONALE DELLA RAI
L’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai venne tenuta
a battesimo nel 1994 da Georges Prêtre e da Giuseppe
Sinopoli, raccogliendo l’eredità delle orchestre
radiofoniche di Torino, Milano, Roma e Napoli e stabilendo
a Torino la sede istituzionale della propria attività.
In Italia, oltre alla Stagione Sinfonica invernale e primaverile
e alla rassegna cameristica “Domenica Musica”
in sede, l’OSN della Rai tiene concerti nelle principali
città e per i festival più prestigiosi. Numerosi
gli appuntamenti all’estero tra cui le tournée
in Giappone, Germania, Inghilterra, Irlanda, Francia, Spagna,
Canarie, Sud America, Svizzera, Austria.
Dal 1996 al 2001 Eliahu Inbal ha svolto il ruolo di Direttore
Onorario, mentre Jeffrey Tate dal 1998 al 2002 è stato
Primo Direttore Ospite. Entrambi sono stati insigniti del
Premio “Abbiati” della critica italiana, nel ‘97
e nel ‘99. Dal settembre 2002 Direttore Principale è
Rafael Frühbeck de Burgos mentre Jeffrey Tate ha assunto
la carica di Direttore Onorario. Fra i direttori ospiti si
annoverano Giulini, Sinopoli, Prêtre, Sawallisch, Chung,
Rostropovich, Chailly, Maazel e Mehta.
L’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai ha preso parte
a eventi particolari (Conferenza Intergovernativa dell’Unione
Europea, omaggio per il Giubileo Sacerdotale del Papa a Roma,
celebrazioni per la Festa della Repubblica 1997, 1998, 1999
e 2001, Capodanno 2000 in piazza del Quirinale) tutti trasmessi
in diretta televisiva.
Il 3 e 4 giugno 2000, in diretta su RaiUno e in mondovisione,
l’Orchestra è stata protagonista dell’evento
televisivo Traviata á Paris, con la direzione di Zubin
Mehta e la regia di Giuseppe Patroni Griffi. Questa produzione
Rai ha vinto il premio Emmy Award 2001 per il miglior spettacolo
musicale dell’anno e il Prix Italia 2001 come miglior
programma televisivo nella categoria dello spettacolo.
Il 27 gennaio 2001, l’Orchestra ha aperto ufficialmente
in diretta televisiva su RaiTre le celebrazioni verdiane nella
Cattedrale di Parma, impegnata nella Messa da Requiem sotto
la direzione del russo Valerij Gergiev.
Dal tronco principale dell’orchestra sono nati numerosi
gruppi cameristici che svolgono un’intensa attività
all’interno della stagione da camera “Domenica
Musica”, nell’ambito dell’iniziativa regionale
Piemonte in Musica e in varie occasioni in Italia e all’estero.
Tutti i concerti delle Stagioni dell’OSN sono trasmessi
in diretta su Radio3 e quasi tutti ripresi e trasmessi dalle
varie reti televisive, in particolare da RaiTre con repliche
su RaiSat.
